Conoscere l’animo del cavallo secondo i nativi americani

Renato Riccardi

“Lo spirito del cavallo” è stato appreso da Renato Riccardi verso la fine degli Anni Ottanta, quando questo horseman ebbe l’opportunità di vivere per due anni in una riserva indiana Lakota, imparando quale delicato equilibrio si instauri tra questo meraviglioso animale e ‘il guerriero’. Tecnico Federale E. C., nonché guida della Regione Piemonte, Riccardi vive fra le montagne di Melezet, una frazione di Bardonecchia (TO), dove porta avanti da un quarto di secolo la sua filosofia equina con non poche difficoltà. Ma per questo non è tipo da arrendersi:

“Seguire gli insegnamenti Lakota indubbiamente affascina molte persone, ma la strada è lunga e dura per chi intende il cavallo come ‘piedestallo dell’ego umano’ come sosteneva il grande maestro Oliveira. Un saggio indiano mi diceva, sempre a proposito del cavallo: ‘fatti piccolo davanti a lui e chiedi quando vuoi qualcosa. Vedrai che i tuoi occhi, attraverso i suoi, scopriranno un mondo che tu non hai mai visitato’. Parole che per anni mi sono risuonate nella mente. Non bastava per me montare bene tecnicamente, volevo capire cosa di tanto importante questo animale potesse darmi cambiando l’atteggiamento cosiddetto comune”.

Cavallo inteso come medium per entrare nel mondo della natura, per scandagliarne i segreti, sconosciuti se non cancellati dalla nostra ‘civiltà’.
Il nostro horseman ha via via ripulito dalla propria vita le cose inutili che si contrapponevano al mondo equino. Quasi un richiamo all’essenziale, isolandosi inizialmente su una collina dell’Astigiano per una dozzina di anni, dando inizio al periodo più magico della sua vita.

“Ogni giorno osservavo il gruppo di cavalli liberi, il loro modo di comunicare, le loro regole, allo scopo di capire la loro anima senza inganni, e conquistando giorno dopo giorno la loro fiducia”.

Trascorso parecchio tempo, una sera di ottobre Riccardi prese il sacco a pelo e si sistemò in una radura vicino al pascolo in attesa della notte ripensando con rammarico alle voci degli istruttori che aveva conosciuto, alle risate degli ‘amici’ pronti a sottolineare il suo ‘fallimento’. Ma alle prime luci dell’alba, aprendo gli occhi, notò con sorpresa di essere completamente circondato dai suoi cavalli, con i maschi all’esterno e le femmine vicine a lui che lo osservavano.

“Mi sembrò di essere un puledro appena nato protetto da loro. In particolare, una delle femmine, Luna, mi si avvicinò, il suo sguardo congelò i miei pensieri. Si erano accorti di me, del mio ‘essere diverso’. A loro non chiedevo nulla, non li obbligavo a fare cose inutili per la loro vita sociale. Luna, osservandomi, mi aveva fatto intuire di essere pronta ad ascoltare cosa io avessi da chiederle. Mi sovvennero allora le parole di quell’anziano Lakota: ‘fatti piccolo e chiedi’. Da quel lontano ottobre, non ho più smesso di comportarmi come loro mi avevano insegnato, nell’umiltà di un uomo che attraverso una creatura così speciale cercava di curare le ferite dell’anima per diventare semplicemente uno di loro, un figlio della Madre Terra”.

Renato Riccardi rimane fedele alle sue convinzioni mantenendo costantemente il filo diretto con gli Indiani d’America, e porta avanti il suo discorso presso il Centro Ippico Silverado frequentato da italiani e stranieri come luogo di ‘pellegrinaggio equino’. In altre parole, raccoglie i frutti di una filosofia di vita nuova, tanto che di recente in Francia è stato pubblicato un libro sulla sua ricerca intitolato ‘Savoir écouter les chevaux’.