Ernesto Morales. La pittura come percorso intellettuale e mistico

La forza e la capacità del gesto pittorico, come spazio espressivo più che mai adatto a rappresentare la metamorfosi dell’attuale periodo storico, è un punto di riferimento per molti artisti che rivisitano oggi la pittura sperimentandola nell’essenza più pura.
La materia cromatica e la sua possibilità di trasmutazione del pensiero in messaggio visivo, pur non avendo mai perso il suo significato
rinasce a nuova vita dopo i percorsi e dialoghi con le correnti e i movimenti del Novecento e di questo inizio secolo. La pittura si presenta oggi come un ritrovato universo al cui interno la libertà totalmente conquistata permette l’estrinsecazione poetica senza barriere. Le esperienze astratte e l’avvento della fotografia, accanto ai nuovi media, hanno infatti permesso a questo linguaggio senza tempo di scrollarsi definitivamente alcuni retaggi di lettura sedimentati come ruolo documentario o di imitazione della natura, o di deflagrazione degli schemi a tutti i costi.
Praticarla alla luce dei questi raggiunti traguardi, significa oggi riappropriarsi di una possibilità comunicativa autonoma: ‘dipingere ciò che vedo come lo sento’, come ebbe a dichiarare Picasso in più occasioni.
I nuovi protagonisti, sempre più numerosi di questo mezzo artistico che continua ad offrire infinite possibilità, rappresentano dunque una nuova generazione di pittori consapevoli, colti e preparati, che utilizzano pigmenti e tavolozza pur praticando contemporaneamente altri linguaggi legati ai nuovi media.

Appartiene a questa affascinante schiera, il raffinato artista argentino Ernesto Morales, che imprime percorsi capaci di incrociare la letteratura alla filosofia alla ricerca spirituale, individuando nell’universalità del mezzo pittorico la possibilità di un cammino di metamorfosi evolutiva.

Nato in Uruguay, vissuto a Buenos Aires dove è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti, cosmopolita e al contempo legato alle proprie radici, dopo aver molto viaggiato, approda in Europa alla ricerca di un dialogo tra le culture. Stabilitosi recentemente a Torino, città che lo ha attratto per la metafisicità delle atmosfere, sviluppa la sua poetica attraverso cicli tematici come capitoli di un unico discorso, dipanato con una pittura inconfondibile nel gesto, nell’uso cromatico e nella ricerca teorica.
Pervasa di metafore e simbologie, l’opera di Ernesto Morales poggia su pochi elementi essenziali mirati a suscitare la concentrazione dell’osservatore e condurlo in una situazione sospesa tra mondo reale e dimensione mentale. Ma gli elementi boschivi, le architetture, gli animali e i riferimenti archetipi che immerge in vapori simili a nebbie che lasciano intravvedere la luce, non sono immagini oniriche evocate dall’inconscio; al contrario, appaiono lucide visioni consce costruite alla ricerca di un cammino che intende scoprire verità oltre l’apparenza, oltre la materia, oltre lo strato superficiale della bellezza e del suo apparire.
I colori, fondamentalmente usati scala su scala, i profili netti ma in qualche modo sfumati da vapori di nebbie in cui li immerge, sembrano indicare la possibilità di uscire dal limbo delle ristrettezze di pensiero, dagli stereotipi, dai luoghi mentali comuni che autolimitano il viaggio verso la luce dell’essere umano. Un concetto che si evidenzia con esiti di sofisticata suggestione nel suo più recente progetto “En el sueño de Polifilo”, antico testo del tardo Quattrocento punto di riferimento occidentale su tematiche esoterico-spirituali e di ricerca verso la conoscenza, con cui Morales si confronta utilizzando le esperienze del suo personale cammino, umano e mistico.
La ricerca dunque, di forma e di contenuto, appartiene a questo artista attento alla lettura dell’esistenza nei suoi più diversi aspetti, tra i quali figura il ciclo dedicato al “Tiempos migrantes”. Il tema della “migrazione”, dello sradicamento, dell’esilio, della lontananza, diviene soggetto di riflessione e di allegoria del viaggio, della vita e dello spirito.