Line Dance, un fenomeno in grande espansione

Esiste ormai da molti anni nel mondo del “ballo di tendenza” un nuovo genere che gira per il mondo ma che non viene considerato dai media e tanto meno letto alla luce della sua specifica espressione artistica.
Si chiama Line Dance, e si sviluppa in centinaia di coreografie sulla musica americana Country e New Country. A differenza di altri generi, i passi nascono su basi storiche di radice western, che nel tempo si sono rapidamente modificati anche in considerazione dei molti coreografi e della fantasia personale dei ballerini impegnati in “varianti” sul tracciato base.

Line Dance, ovvero Danza in Linea: fenomeno di divertimento e di aggregazione popolare a tempo di musica che sa trascinare e affascinare persone d’ambo i sessi e di ogni età (spesso i ragazzini sgambettano a fianco di signori “verso il grigio”) tutti rigorosamente vestiti in stile western, con tanto di cappello, stivali, cinturoni, jeans, giacche e camicie che ricordano la vecchia frontiera americana.

Line Dance al Renegade Saloon

Approdato in Italia (Veneto) una quindicina di anni or sono, questo genere si è espanso a macchia d’olio lungo lo Stivale, facendo concorrenza agli appassionati di Germania, Francia, Svizzera, Austria e Spagna. Il segreto? Sentirsi parte di un mondo a noi geograficamente lontano ma vivo nell’immaginario collettivo grazie alla filmografia e ai “giornalini” stile Tex Willer.
Insomma il mito del West resiste all’avanzata tecnologica dell’attuale periodo storico. Anzi è più vivo che mai nei tanti Saloon in cui si svolgono serate, e dove sempre più sovente vengono organizzati concorsi a livello locale se non addirittura nazionale.

Abbiamo avvicinato il giovane Alberto Brandl, in arte “Jeff” (come DJ Resident presso l’ormai storico locale Renegade Saloon di Frazione La Rotta, a Moncalieri in provincia di Torino), nonché perito informatico multimediale e studente di ingegneria aerospaziale, per farci spiegare il “Fenomeno Line Dance”:

“Mi sono avvicinato alla Country Music ascoltando alcuni CD di mio padre. Ho poi iniziato a frequentare i locali, e ho scoperto il modo di danzare suggerito dai brani: ne sono rimasto affascinato. Penso che la Line Dance sia ancora una moda giovane, partita un po’ alla buona e in seguito sfociata in una serie di professionalità piuttosto complesse e impegnative. Sono nate così diverse ‘scuole’ a seconda dei tanti maestri di danza che caratterizzano con stili diversi i propri gruppi. Attraverso poche lezioni forse non si diventa grandi danzatori ma il divertimento è assicurato”.

La Country Music non viene di solito trasmessa in radio o in TV. Come avviene la sua espansione?

“Gli appassionati di Line Dance invitano i loro amici e/o ballerini dediti ad altri genere musicali nei locali e nelle piazze: il gioco è presto fatto. Già, perché sempre più frequentemente le ricorrenze popolari vedono come protagonisti di contorno i Line Dancers. Una specie di porta a porta delle sette note”.

Come si sta evolvendo la Country Music?

“Per ‘svecchiarsi’ dal solito clichet ha seguito la tendenza di altri generi. Mentre il Blues si è completamente rivoltato dal Delta all’Elettric Blues ma sempre tale è rimasto, dal Country-Western di Hank Williams III al New Country di questi anni, passando per il Country influenzato dal Southern Rock di Travis Tritt ed altri interpreti, si notano delle differenze che inducono alcuni ad affermare che si tratta ormai di ‘musica da discoteca’. A livello personale preferisco il neotradizionalismo Anni Novanta, ma se si indaga si trovano molti artisti che, per quanto moderni, rievocano sempre lo stile di cui stiamo parlando. Fra questi, Darryl Worley, Terri Clark, Aaron Watson, Buddy Jewell, solo per citarne alcuni”.

Cosa significa per lei il detto ‘finché si vede tramontare il sole il West esisterà sempre?

“Ironicamente può significare che forse chi una volta si occupava di Country era interessato a tutto il mondo western, vale a dire cavalli, avventure, America in quanto tale. Ora non più, perché sentendo questo adagio potrebbe venire in mente qualche vecchio film. La semplicità del fenomeno resterà la sua forza e farà sì che non si perderà. Ci sarà sempre qualcuno che ascolterà vecchi CD, che sarà appassionato di cavalli e che sognerà i paesaggi americani. E’ impossibile che ciò non avvenga”.

Qui da noi, perché Oltre Oceano il West, con la sua musica, è insito in chi vive da quelle parti: più o meno inconsciamente.