Mio caro Luciano…

Esattamente cinque anni fa l’hai fatta proprio grossa. Ci hai lasciati qui, senza parole, anche se il tuo Viaggio era da tempo preannunciato.
La voce divina che possedevi se n’è andata assieme alla tua figura possente e unica che esprimeva semplicità, simpatia, gioia di vivere tipica della gente della tua terra, allegra e solare fra un bicchiere di Sangiovese, o di Lambrusco, e una piadina.

Ricordo ancora con infinita tenerezza il tuo ‘Nessun Dorma’ durante la cerimonia di apertura del Giochi Olimpici Invernali allo Stadio di Torino, con quel ‘Vincerò’ finale carico di potenza e di inconsolabile nostalgia per tutto e per tutti, ben conscio com’eri che il tempo stava per scadere, con il biglietto per l’infinito ormai alle porte.

“Luciano Pavarotti ci ha lasciati” recitavano gli speakers di tutto il mondo dopo la fatale dipartita. Di tutto il mondo, perché tu, a differenza dei sommi politici, dei padroni assoluti della grande finanza, eri amato e appartenevi ‘a tutto il mondo’ per via di un’imitabile arte canora.

Il Tenore dei Tenori di tutti i tempi. Così sei stato giustamente definito.

Eri e rimarrai per sempre un ‘mito inimitabile’, e io ho avuto la fortuna di conoscerti, di scherzare con te nel camerino di tanti teatri fra un atto e l’altro, di investirti di domande da pubblicare sui giornali di settore e non. Già perché tu, Mister Pavarotti, sapevi esprimere i concetti più ermetici tipici delle sette note e riservati agli addetti ai lavori con ovvietà disarmante, magari condendoli con una battuta di spirito talvolta da mitigare per le orecchie più delicate.

Il tuo dono prettamente vocale, intriso di solarità, uniformità, forza e delicatezza, era pervaso dalla Semplicità: la dote dei Grandi.
Adesso che sei ritornato a Chi fin dalla nascita ti ha baciato le corde vocali sarai sicuramente pago di quello che hai saputo regalarci. Magari ti assalirà un po’ di nostalgia per chi hai lasciato in questo mondo sempre più povero. Povero di tutto, di denaro, di senso della bellezza e soprattutto di valori.

Ma i tanti amici veri rimasti da questa parte non ti possono dimenticare come non ti dimentico io, umile scrittore amante della lirica per tradizione famigliare.
Accidenti a te! Se solo ti fossi trattenuto un tantino di più a tavola…
Ma il Destino è Destino. Già, ‘La forza del destino’.