Solarplate e altre sperimentazioni nell’opera di Alessandra Angelini

Il fascino del pensiero, coniugato senza alcun tipo di barriere mentali e linguistiche alla potenzialità dei materiali come strumenti di una metamorfosi intellettuale che tiene conto di molte saggezze antiche ma si esprime in totale libertà creativa di mezzi e di idee, rappresenta il punto centrale di tutta l’affascinate opera di Alessandra Angelini, dalla cui ricerca nascono le sperimentazioni al “Solarplate”, tecnica di stampa che prende vita dalla luce, le “Ibridazioni” , i “Luminogrammi”, le “Emozioni in plastica,” le “Opere Oggetto” e i “Sogni curvi – Operazioni possibili”.

Artista visuale, docente di Grafica d’Arte all’Accademia di Brera di Milano e organizzatrice di eventi, Alessandra Angelini sintetizza nella sua vasta ricerca molti punti di collegamento con i più eterogenei linguaggi contemporanei esplorati in anni di studio e di collaborazioni con artisti internazionali, spinta dalla volontà di creare connessioni tra arti visive, musica, scienza, ambiente e architettura. Un desiderio di espansione, mentale e tecnico-creativa che l’ha vista portare in Italia per la prima volta una mostra sul Solarplate: tecnica che vede il printmaker realizzare stampe con l’ausilio del Sole. Una metodica che rende possibile l’intero processo manuale-preparatorio senza l’ uso di acidi, sensibilizzando la coscienza artistica all’ambiente e alla persona.

Alessandra Angelini ha iniziato a praticarlo nel 2005, con esiti del tutto personali, entrando in contatto negli Stati Uniti con l’artista americano Dan Welden, innovatore di processi di stampa con matrici polimeriche, considerato il padre di questa pratica artistica che ha mutuato negli Anni Settanta dall’industria elaborandone le caratteristiche ai fini artistici. Il Solarplate, duttile e imprevedibile come il risultato finale dell’incisione tradizionale, permette elaborazioni con materiali e superfici anche diverse dalla carta, quali il legno, la stoffa, la plastica, mescolandosi e adattandosi alle più inaspettate espressioni. Perfetto nelle “opere ibride” di Alessandra Angelini, che contamina con estrema curiuosità intellettuale la pittura, la calcografia, la scultura, la fotografia, la luce. A quest’ultima, e al colore, dedica attenzione costante non solo artistica ma anche scientifica, tanto che nel 2009 ha ideato e curato la mostra “L’universo dentro “, una collaborazione tra l’Accademia di Brera e l’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera”, promossa dall’Unesco in occasione dell’anno internazionale dell’Astronomia.

Anche i “Luminogrammi” esprimono la continuità della sua ricerca, che in questi cicli la vedono impegnata con una tecnica che permette di fermare con lo scatto fotografico i gesti luminosi prodotti su impulsi musicali. Lavori che in una seconda fase vengono da lei stessa tradotti in Digital Fine Art, oppure in ulteriori opere retroilluminate intrecciando teorie e tematiche sulle possibili visioni del reale e dell’immateriale.

Significative poi le “opere oggetto”, dove l’artista si misura con elementi di uso quotidiano come ad esempio le seggiole, decontestualizzate e trasformate in una nuova vita attraverso una duplice funzione: oggetto fruibile quotidiano o scultura installativa pensata per interagire con la vita.